• Novembre

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    2020
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Il diserbo biologico

Il diserbo biologico

Le macchine per il diserbo in agricoltura biologica

Il ruolo della meccanizzazione nel controllo delle infestanti in agricoltura biologica è assai più importante che nell’agricoltura tradizionale, perché una delle scelte che caratterizzano il biologico è quella di non utilizzare erbicidi. Quanto detto comporta che nei campi coltivati con il metodo biologico le erbe infestanti siano presenti e possano riprodursi e diffondersi con un tasso più elevato rispetto ai campi coltivati tradizionalmente. Per contrastare questo fenomeno, che renderebbe i campi incoltivabili in pochissime stagioni, è necessario mettere in atto dei programmi di “gestione delle malerbe” che valorizzino ed integrino interventi agronomici e meccanici. Questi programmi, per essere ci, sono indirizzati al terreno prima ancora che alla coltura e pongono particolare attenzione alle malerbe, sia nei mesi che precedono la coltivazione sia in quelli successivi. L’obiettivo da realizzare consiste nel mettere “fuorigioco” le malerbe, scegliendo di volta in volta le tecniche che ne ostacolano la riproduzione, la crescita e lo sviluppo. Fra le scelte agronomiche finalizzate a questo controllo “a tutto campo”, si possono ricordare le seguenti: eliminazione delle scoline; arature o ara-ripuntature superficiali; estirpature a profondità diverse, con punte ad ali larghe indirizzate in modo specifico al controllo delle malerbe perenni (in particolare Cirsium); ripetute erpicature (con terreni asciutti o gelati) con erpici a molle da fettuarsi ad inizio, metà e fine inverno a seconda dei terreni, particolarmente indicate contro le graminacee autunnali;strigliature con erpici a molle (strigliatori), progettati appositamente per l’agricoltura biologica.

In questo caso occorre posticipare leggermente la semina, facendola precedere da due “strigliate” distanziate di 2-3 settimane, per ottenere l’effetto “falsa semina”, con distruzione in percentuali elevate dei semi vitali allo stadio di plantula;interventi di pirodiserbo su chiazze di cuscuta o su letti di semina gestiti con la falsa semina.
La tempestività è importantissima per massimizzare l’efficacia degli interventi dalla fase di presemina in poi: infatti, il controllo delle infestanti con mezzi meccanici nell’agricoltura biologica, necessita d’intervalli di tempo più ristretti rispetto convenzionale.
Sulla fila, se sfuggono le malerbe nei primi stadi di sviluppo, gli unici interventi possibili di post-emergenza sono quelli manuali, che tuttavia anche nel biologico devono essere contenuti. Altre scelte sono però egualmente importanti: utilizzare varietà competitive per habitus vegetativo, fare investimenti più fitti (con aumenti del 5-15%) ed impiegare sesti d’impianto larghi e meccanizzabili. È stato verificato che il complesso delle scelte finora descritte incide in misura superiore al 50 per cento sul successo finale di un programma meccanico di controllo delle malerbe.

Di seguito viene fornita una breve descrizione di alcuni apparati, provati in campo anche in una recente dimostrazione avvenuta presso l’azienda agraria sperimentale “M. Marani” di
Ravenna, necessari per gestire al meglio alcune colture erbacee dalla fase di presemina in poi.

Gli erpici strigliatori

Sono erpici semiportati composti da due o più telai, di varia larghezza (150-200 centimetri), ed ogni telaio risulta formato da più file trasversali di denti. I denti sono a forma di “J”, lunghi 40-50 centimetri e con la punta leggermente inclinata rispetto al primo tratto. L’inclinazione dei denti può essere modificata azionando dei manovellismi, mentre in alcuni modelli la regolazione avviene dente per dente.
I telai possono essere costruiti, a seconda del tipo di intervento richiesto, con denti di diametro da 6 o da 8 millimetri. Lo strigliatore richiede una trattrice della potenza di almeno 50 CV e consente una capacità di lavoro elevata. La particolarità di questo attrezzo risiede nella versatilità nell’uso. Se si striglia energicamente si può lavorare la superficie dei letti di semina, mentre se si striglia “leggermente” si può intervenire sulla coltivazione in atto sia tra le file sia sulla fila.
La strigliatura è pienamente efficace su malerbe allo stadio iniziale (dicotiledonare), ma diviene completamente inefficace oltre lo stadio di plantula, a 2-3 foglie vere.
Su cereali vernini uno schema d’intervento che ha fornito buoni risultati, è stato quello con l’applicazione di una strigliatura in presemina seguita da 3 strigliature in postemergenza (a inizio accestimento, a fine accestimento, ad inizio levata). Su sorgo l’intervento è stato eseguito con piantine alte 10-15 centimetri, seguito da una sarchiatura e/o una rincalzatura.
Su girasole lo schema di base, ben collaudato, prevede una strigliatura nell’immediata pre-semina, seguita da 1 o 2 interventi ravvicinati – dallo stadio di 2 foglie vere in poi – seguiti da una sarchiatura o una rincalzatura. Su soia si consigliano 2 strigliature in pre-semina, seguite da 3 strigliature dallo stadio di prime foglie vere fino a 4 foglie vere.

La zappatrice stellare

È un attrezzo semiportato piuttosto robusto, costituito da 7 tubolari che portano piastre su cui sono incernierati
dischi stellati (a 8-10 punte) mobili e regolabili (foto 2).
Il lavoro di sarchiatura viene reso molto incisivo aumentando il numero dei dischi, mentre per effettuare le rincalzature si regola l’inclinazione degli stessi. In pratica, con un solo organo lavorante, opportunamente regolato, si svolgono due funzioni.
La capacità di lavoro (3-10 chilometri all’ora) è soddisfacente, il periodo d’intervento è sufficientemente prolungato, mentre la potenza richiesta è di 60-70 CV. Il lavoro della zappatrice stellare è migliorativo rispetto alla fresa, specialmente nei terreni limosi e dove si usano elevati volumi di adacquata.
Con la rincalzatura stellare si riesce ad intervenire, sulla fila, efficacemente sulle malerbe sfuggite allo strigliatore,
con un’azione di vero e proprio seppellimento delle infestanti. Su sorgo, la rincalzatura stellare segue in genere
una strigliatura e su girasole, come su mais, ha fornito buoni risultati in successione alle strigliature.

Il sarchia-rincalzatore

Il sarchia-rincalzatore è impiegabile su tutte le colture a file ed è diffuso anche in agricoltura tradizionale. La macchina monta una prima serie di dischi, coi quali può effettuare la rincalzatura sulla fila, mentre la seconda serie è formata da coltelli taglia erba “a freccia” (foto 3). La potenza richiesta è di
circa 60 HP; su sorgo, girasole, soia e mais generalmente la sarchiatura viene fatta seguire alla strigliatura.

La pratica del pirodiserbo

Fra le macchine per il pirodiserbo, durante la dimostrazione in campo, ne è stata impiegata una predisposta per il
trattamento dei letti di semina. La macchina è costituita da una serie di otto bruciatori a gas GPL – sollevati da terra 15-20 centimetri ed adeguatamente schermati – che, tramite un flusso d’aria, convogliano il calore sul terreno devitalizzando le infestanti fino allo stadio di plantula. Il pirodiserbo, non “toccando” il letto di semina, risulta interessante per essere utilizzato sulle false semine su cui seminare poi ortaggi dal seme minuto (ad es. cipolla), inoltre torna molto utile per diserbare macchie di cuscuta, sia su medica sia su terreno scoperto.
In definitiva iI controllo delle malerbe, ottenuto con gli interventi tecnici adottati e con le macchine descritte, è
stato considerato soddisfacente su frumento tenero e duro, orzo e girasole, mentre la valutazione è solo “sufficiente” su mais, soia e sorgo. Sono ancora in fase di valutazione invece le attrezzature per il pirodiserbo sulla fila così come anche
le sarchia-separatrici che, risultando dalla unione di fresa multipla spazzolatrice e sarchiatrice, dovrebbero superare i limiti ancora presenti in ciascuna di queste macchine.

Fonte: LAMBERTO DAL RE
Azienda Agraria Sperimentale “M. Marani”,
Ravenna

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